venerdì 4 aprile 2014

Ipogeo dei Volumni, Perugia

Dopo una mattinata trascorsa nel centro di Perugia, prima di intraprendere il lungo viaggio di ritorno a casa, decidiamo di visitare l'Ipogeo dei Volumni, concludendo in bellezza il piacevole soggiorno di tre giorni in suolo umbro. 
Pur sapendo che sarebbe stato fuori dal centro abitato di Perugia (in via Asissana, 53)  non avremmo mai immaginato che sarebbe stato un posto così complicato da raggiungere: certo, contare su un navigatore non aggiornato da più di tre anni effettivamente non giocava a nostro favore, ma non ci aspettavamo addirittura di dover percorrere un tratturo sterrato e fangoso tra le campagne umbre. Ad ogni modo, tornati sulla strada asfaltata, dopo aver raggiunto la località PONTE SAN GIOVANNI (una frazione di Perugia) l'Ipogeo ci si è materializzato davanti improvvisamente, al punto che non l'avevamo quasi notato. La struttura, infatti, sorge in una posizione poco felice, al di sotto di un ponte (il raccordo autostradale Bettolle-Perugia) e a ridosso di un passaggio a livello ubicato in piena curva. Il parcheggio (gratuito ma non custodito) si trova a circa 100 mt dall'ingresso, perciò una volta lasciata l'auto bisogna tornare a piedi in direzione del passaggio a livello. Non essendoci indicazioni specifiche ci pare doverosa questa precisazione, visto che dal parcheggio si ha l'impressione di dover seguire un percorso in realtà non presente.

Ipogeo dei Volumni, orari di ingresso.
All'ora del nostro arrivo (erano circa le 14.00) l'Ipogeo sembrava chiuso. In effetti, stando al cartello degli orari di ingresso (per gli orari si veda l'immagine) avremmo dovuto attendere le 15.30 per la riapertura pomeridiana. Ciononostante suonando ad un campanello ci è stato prontamente consentito l'accesso senza problemi, cosa a noi alquanto gradita visto che altrimenti avremmo dovuto attendere un'ora e mezza sotto quel cavalcavia, ritardando in tal modo il ritorno a casa. 
Una volta entrati, sulla vostra sinistra, è presente una lunga gradinata su cui sono disposte (o, meglio, accatastate) numerose urne funerarie in pietra rinvenute nell'area archeologica esterna alla struttura. L'impatto visivo è inizialmente piacevole, suscitando l'impressione di un'ampia varietà di elementi l'uno diverso dall'altro adiacente; tuttavia l'infelice disposizione impedisce di cogliere tutti i particolari delle singole opere d'arte che si hanno davanti, rendendo poca giustizia a capolavori che, presi singolarmente, probabilmente meriterebbero di occupare un'intera teca di un museo. 

Le urne sulla sinistra 
Fatto il biglietto (che intero costa 3 euro), si scende all'interno della principale attrazione, l'Ipogeo. Si tratta di un sepolcro di epoca etrusca (II secolo a. C.) appartenuto alla ricca famiglia etrusca dei Velimna e rinvenuto casualmente da un contadino nella prima metà dell'Ottocento. 
L'Ipogeo, costituito da 10 camere, riproduce una costruzione simile ad una casa tipica dell'epoca, come a voler accogliere i resti dei defunti in un ambiente che ricordasse loro i luoghi in cui avevano vissuto. Lo scavo si sviluppa al di sotto della gradinata su cui sono assiepate le urne cinerarie, preceduto da una lunga scalinata all'inizio della quale sono disposte due sculture di richiamo fallico. Conclusa la discesa si apre una porta in plexiglass e si varca la soglia del sepolcro. Una volta entrati la luce cambia repentinamente: fuori una luminosità a tratti accecante, dentro una penombra piacevolissima, capace di incutere una sensazione di quiete e di rispetto per il luogo che si sta visitando. 
Abituati gli occhi alla fioca e calda luce sotterranea ci si trova in un largo corridoio, scavato interamente nella roccia come tutto l'Ipogeo. Sui lati del corridoio, avente una pianta a "T", si aprono quattro ambienti indipendenti, due per ogni lato, mentre sul fondo della "T" oltre ad una splendida sala visibile già dall'ingresso, si aprono altre due celle, una a destra e l'altra a sinistra della sala centrale. Il soffitto del corridoio è scolpito e ricorda il tetto a due spioventi di un'abitazione, con trave centrale e travetti diagonali: impossibile non scorgere le evidenti somiglianze con l'Ipogeo Monterisi Rossignoli di Canosa di Puglia, benché i due ipogei sorgano a centinaia di chilometri di distanza e siano stati eseguiti da culture differenti in epoche storiche differenti. 
Passando da un ambiente all'altro non passano inosservati i molteplici particolari scolpiti o collocati qua e là sulle pareti o sui soffitti nell'Ipogeo: bassorilievi di volatili e scudi, teste di serpenti in terracotta rossa (sono delle ricostruzioni), scritture parietali, bassorilievi di teste antropomorfe e motivi floreali.

Il dromos di accesso
Colonnine falliche
La porta di accesso allo scavo sullo sfondo la camera principale
La camera principale
Iscrizione parietale

Serpente in terracotta rossa (riproduzione)

Testa scolpita su una volta

I sarcofagi nella sala principale dell'Ipogeo dei Volumni
Conclusa la visita all'ambiente sotterraneo si risale la scalinata di accesso e si prosegue all'esterno della struttura, in un ampio parco allestito al di sotto del cavalcavia. Il parco ospita una necropoli con decine di tombe e cunicoli entro cui sono state rinvenute le urne viste all'ingresso, tombe di importanza oggettivamente trascurabile rispetto alla grandiosità della tomba visitata in precedenza. Un sentiero nel parco porta, infine, ad un piccolo antiquarium, entro cui sono ospitati alcuni reperti etruschi rinvenuti qua e là nella necropoli. 
Se siete nei pressi di Perugia consigliamo una visita all'Ipogeo dei Volumni. Un buon modo per trascorrere un rilassante pomeriggio all'insegna della cultura...

Un'urna nell'antiquarium
Reperti vari rinvenuti nelle tombe del parco archeologico
Il parco archeologico 

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